Giornali, notizie e lotte di potere

Il Blog di Vito Biolchini compie 10 anni. Auguri! A supporto del coraggioso blog dove, tra le altre cose, si parla spesso di libertà di stampa e di giornali, Sardegna Domani pubblica qui stralci di un lungo articolo/saggio già inviato al Sito di Biolchini.
Agli amici di SD si chiede di indovinare autore e anno di pubblicazione.
GIORNALI, NOTIZIE E LOTTE DI POTERE
(…) Si annuncia l’assalto al Messaggero, ma di fatto il primo a cadere sarà la Gazzetta del Popolo o la Palazzi. Così quando arriva il turno del Messaggero la reazione sarà minore. Non parliamo poi del Corriere: si era preparato così a lungo all’ultima resistenza che sembrava il Generale Custer a Little Big Horn. Ma il gioco stava nel non uccidere il Corriere quando tutti se lo aspettavano: è bastato scegliere il momento giusto e quasi nessuno se n’è accorto.
Quelli che se ne sono accorti l’hanno presa come una cosa normale: “se ne parlava già da tempo…”.
Così quando si scopre, per esempio, che Cefis non solo ha i giornali ma anche un proprio gazzettino fornitogli dal Sid ogni mattina, i grandi organi di stampa non riprendono neppure la notizia. Tanto si sa che il Sid devia, per statuto, dai suoi obblighi istituzionali. Vorremmo mica stupirci se ci dicono che Liggio ne ha ammazzato uno in più? E che deve fare Liggio? Ammazza, è il suo mestiere. Che fa il Sid? Spia.
E’ indubbio che i giornalisti italiani hanno perso la loro battaglia per la difesa delle loro testate. E con loro l’ha persa quella cultura democratica che insorge a ogni avvisaglia di colpo di stato strisciante. Eppure erano state elaborate forme di lotta e di vigilanza. Per la prima volta pareva che le proprietà non potessero più imporre la loro volontà ai responsabilI dell’informazione.
Ma bisogna distinguere l’informazione come controllo della notizia, dall’informazione come meccanica di diffusione della notizia. In una sorta di spazio impreciso tra queste due facce dell’informazione qualcosa è sfuggito ai tecnici dell’informazione, che invece non era sfuggito ai padroni dell’informazione.
E’ storia ormai appurata che oggi si gestisce il potere occupando i centri di informazione; solo nei paesi sottosviluppati si usano ancora i carri armati. Nei paesi ad alto tenore di sviluppo si occupano i giornali e le stazioni radiotelevisive. Ora gestire il potere attraverso il controllo dell’informazione non è la stessa cosa che gestirlo attraverso il controllo delle fonti di produzione, o dei pacchetti azionari. Giocano leggi diverse. Per compiere operazioni finanziarie (acquisto in blocco di azioni, trasferimenti di proprietà, svalutazioni a sorpresa, accordi tra concentrazioni), lo strumento principale è il silenzio. Guai a far circolare la notizia troppo presto; anzi per lanciare un siluro contro chi sta preparando un colpo azionario basta lasciar trapelare in anticipo delle notizie, e il piano va in fumo. Le uniche notizie che possono essere lasciate circolare sono le notizie false. Infatti la regola è: poche notizie, e possibilmente false.
Se non che a un certo punto il potere economico ha compiuto un passo avanti. Non più usare le fonti di informazione per celare o falsare le notizie in modo di potersi impadronire di impianti siderurgici, fabbriche di automobili, holding petrolchimiche. Si trattava di impadronirsi direttamente delle fonti di informazione, non più in forma velata e mediata, ma direttamente. E qui comincia il problema, perché sarebbe scattato se non altro il corporativismo dei tecnici dell’informazione, che non avrebbero taciuto. E’ quasi impossibile impadronirsi delle fonti di informazione nel silenzio: il giornalista è l’unico essere che quando grida per chiamare aiuto tutti lo sentono, e da lontano. In quel momento tutti siamo caduti nell’equivoco: bastava parlare subito, mettere tutti al corrente di un piano segreto per impadronirsi dei giornali, e il piano sarebbe andato in fumo.
Invece è successo qualcosa di straordinario. E non diciamo per calcolo, forse è stata la logica stessa delle comunicazioni di massa che si è autoregolata al di sopra delle volontà individuali e delle parti in gioco.
Sta di fatto che parlare a lungo, in anticipo e molto, dell’attacco alla stampa, ha fatto il gioco dei nuovi conquistatori della carta stampata. I giornalisti sono stati presi nella loro stessa rete. Avrebbero dovuto sapere benissimo che l’universo della notizia è retto da alcune leggi. Le prime sono: la Legge del Lupo e la Legge dell’Amica del Produttore.
La Legge del Lupo stabilisce che se uno grida troppe volte “al lupo” alla fine nessuno gli dà più ascolto. Quindi se un lupo vuole rubare le pecore deve apparire molte volte al pastore (ma solo a lui) in modo che lui chiami gli altri: quando gli altri arrivano il lupo si nasconde, così il pastore ci fa la figura del visionario. Basta sapere con esattezza quand’è che gli altri si sono assuefatti all’idea che il pastore sia un visionario. Allora il lupo arriva e si prende le pecore.
L’assalto ai giornali ha usato la Legge del Lupo: quando il giornale cadeva i giornalisti erano ormai stanchi. Però l’opinione pubblica avrebbe almeno dovuto reagire a posteriori. E invece non lo ha fatto perché qui entra in gioco la Legge dell’Amica del Produttore: il produttore cinematografico ha una amichetta che non ha mai fatto un film; allora fa circolare infinite foto della ragazza e notizie che parlano dei film che farà, dicendo che tutti la cercano e insinuando l’idea che in fondo di film ne abbia già fatti. Qualche scandaletto, un seno nudo a Cannes, una foto su Playboy, e piano piano l’opinione pubblica comincia a pensare che la ragazza sia una delle attrici più attive del momento. Così quando appare il suo primo film, ci si va di corsa perché tutti sono proprio curiosi di vedere questa attrice che mezzo mondo deve aver già visto da qualche parte.
Con l’attacco ai giornali si è lavorato così: parla parla, annuncia annuncia, l’opinione pubblica si è abituata all’idea che Cefis avesse già in mano da anni persino l’Unità e Lotta Continua. (…)
E’ cuioso che i giornalisti siano stati battuti dalle loro stesse armi. Ma qui entra in gioco la terza Legge, e cioè l’Emendamento numero 1 al Principio della Notizia.
Il Principio della Notizia dice che fa notizia solo l’uomo che morde il cane e non viceversa. Ma se gli uomini cominciano a mordere i cane con troppa frequenza, la cosa cambia. Al decimo uomo che morde un cocker, il direttore di giornale caccia il cronista o gli chiede qualcosa di meglio: almeno un lupo che morde il suo padrone cieco. Per cui, se si vuole essere accettati come morsicatori (di giornali) bisogna mordere molto, in continuazione, senza deflettere. Alla fine nessuno ci fa più caso. L’ultima trappola in cui è caduta la stampa dipende dalla Legge dell’Attendibilità: il pubblico deve credere (ma anche il giornalista finisce per crederci) che tutto quello che i giornali dicono è attendibile. Ora i giornali hanno detto per tanto tempo che qualcuno stava per impadronirsi dei giornali, che alla fine tutti ci hanno creduto e ci si sono rassegnati. Quindi, a un certo livello di lotta economica, quella che concerne il possesso dei mezzi di informazione fortifica l’avversario. E’ un paradosso, ma è drammaticamente rivelativo di una tipica situazione schizogena: se non protesto mi mangiano subito, ma se protesto troppo facilito le cose a chi vuole mangiarmi. E certo non posso rifiutarmi di protestare, perché sarebbe peggio. Solo che anche il contrario è peggio. (…)
A questo punto dobbiamo persino chiederci se rivelare che Cefis riceveva rapporti segreti dal Sid metta realmente Cefis in crisi. Ricevere rapporti segreti su tutti e su tutto significa avere un potere. Ma questo potere è tanto più effettivo quanto più tutti sanno che io so tutto su tutti. Al limite potrei non sapere niente, ma se gli altri credono che io sappia, il mio potere di pressione, di ricatto e di intimidazione, è enorme. (…)
Il potere delle eminenze grigie consiste certo nel fatto che siano grigie, e cioè che non vestano di rosso. Ma consiste anche nel fatto che tutti sappiano che quella tale persona è una eminenza grigia: sarà un po’ meno grigia, ma molto più eminenza. In altri termini l’eminenza grigia deve essere percepita come tale. Ancora una volta dunque una intera strategia dell’informazione come arma di lotta politica deve essere ristudiata da cima a fondo. (…)
In Italia oggi nessuno si scandalizza più se i ministri mentono, ricevono denaro di dubbia origine, usano servizi deviati. L’abbondanza e la regolarità della deviazione ha reso la deviazione naturale. E la stampa deve oggi difendersi dalla sindrome di assuefazione creata dalla sua stessa attività di denuncia. (…), Ecco perché i giornalisti hanno perduto. Se un fucile rincula e uccide il fuciliere, o il fuciliere fa un corso di aggiornamento, o si modifica il fucile. Bisognerà dunque riformulare una buona parte delle teorie sulla comunicazione di massa.

2 commenti

  1. Potrebbe essere lo stesso autore del pezzo che segue. La data di pubblicazione la metà degli anni ’90 quando la pratica di inventare favole cominciava a dare i primi risultati ai detentori del potere economico.

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