Potere dei simboli e Simboli del potere

di Basso Aldo

Un simbolo – secondo Ch.S.Peirce – è un Segno il cui significante “ha un rapporto convenzionale con il referente, al quale si collega con una regola riconosciuta dai più”.
l’Iconoclastia consiste invece nella distruzione di Icone. Le quali, pure loro, fanno parte della vasta famiglia dei Segni. I due termini si trovano spesso in relazione. Non sempre pacifica.
Così può esserci la Distruzione di un simbolo e il Simbolo di una distruzione. E questo dimostra che non sono la stessa cosa. Anche se giornali e tv tendono a confondere una cosa con l’altra.
Esistono simboli di ogni genere, forma e dimensione. Ma quelli più consolidati sono di tipo religioso. Ciò spiega la frequente opposizione tra loro. Perché ognuno crea e difende i propri simboli per riconoscersi, rafforzarsi e legittimarsi.
Raffaello Sanzio – Apparizione della Croce
Il detto latino “in hoc signo vinces” rende l’idea. Raffaello lo riporta nell’iconografia religiosa rappresentando il cristiano Costantino, vittorioso contro il pagano Massenzio, in un famoso dipinto visibile nei musei vaticani.
I simboli etico-religiosi si sprecano. Nel dollaro americano l’occhio della Provvidenza è affiancato dal motto “in God we trust” che significa “ci affidiamo a Dio”. E per chiarire meglio il concetto, subito sotto c’è scritto “annuit coepit” e “novus ordo seclorum” che significa: “conferma le nostre imprese” e “il nuovo ordine dei secoli”. Il che è un simbolo sincretistico molto “americano”, visto che unisce un Dio cristiano a una invocazione pagana rivolta a Giove.
Non è tanto strano trovare simboli religiosi contradditori in una banconota (che insieme alla Lingua è uno tra i più comuni scambi simbolici sociali). Poiché i simboli religiosi, cristiani e non, si sono spesso scontrati o sovrapposti. E la causa dello scontro è sempre stato il Potere: politico e economico.
I Romani depredavano popoli e paesi al grido di “Deus nobiscum”, i Cavalieri teutonici sgozzavano i miscredenti perché “Got mitt Uns” (Dio è con noi), motto longevo e ideologicamente spaventoso, almeno quanto quello di chi, in nome di Allah, si fa esplodere al mercato.
Nei giorni scorsi un diffuso dibattito giornalistico ha messo insieme la basilica di Santa Sofia a Istanbul, la statua di Colombo in USA e quella di Montanelli a Milano. A volte usando, un po’ a casaccio, termini come “simbolo”, “icona” e “iconoclastia”.
Intervenendo sul caso di Santa Sofia, Papa Bergoglio ha detto che era “molto addolorato”. Però non ha detto se il “molto dolore” era più di quello provato nel 1935 quando il Tempio dedicato alla Sapienza di Dio diventò Museo dedicato alla insipienza turistica. Oppure pari a quello di Pio IX davanti alla Breccia di Porta Pia.
Peccato. Perché stampa e Papa avrebbero potuto aprire una riflessione più vasta e profonda sugli intrecci – nel tempo – tra Religione e Politica, tra Storia e Ideologia, tra Simboli e Potere. E di intrecci, prossimi e remoti, ce ne sono molti.
Santa Maria della Difesa – Montréal
Particolare dell’affresco
Per esempio nella chiesa di Santa Maria della Difesa a Montréal, costruita dalla comunità italiana emigrata in Canada, c’è un grande affresco: ritrae Mussolini a cavallo insieme a Balbo, De Vecchi, De Bono, Guglielmo Marconi e Pio XI. L’affresco sta lì dal 1930 per celebrare la firma dei Patti Lateranensi. Ora si sa che gli affreschi, specialmente nelle chiese, hanno una funzione simbolica. Ma, scartata quella artistica, che funzione ha quello di Montreal? Storica? Didascalica? Identitaria?
Al posto del classico rosone sulla facciata esterna, la Chiesa esibisce il segno del Dollaro. Simbolo massonico? Biblico? Del Sesterzio romano? Del “Real de a ocho”? Della scempiaggine dell’architetto Montbriant? Difficile a dirsi. Ma a quanto pare nessun Pontefice ha provato “dolore”. Nemmeno Pio XI.
Nella stessa città le pareti esterne della Casa d’Italia, almeno fino alla fine degli anni ‘90, erano decorate da fasci littori. Simboli? Nostalgici? Turistici?
Casa d’Italia – Montréal
A Roma i fasci littori sono stati rimossi nel primo dopoguerra, ma le stuoie puliscipiedi decorate con una grande M e interrate sul pavimento degli ingressi degli edifici intorno al Foro Olimpico, sono rimaste fino alla fine degli anni ‘70. Poi sono state tolte perché materia e simbolo si erano consumati. Erano rimaste come simbolo imperiale? O come mònito storico visto che tutti ci si pulivano le scarpe?
La statua equestre del Duce protettore dell’Islam, eretta nel 1938 nella piazza principale di Tripoli ha fatto la fine delle stuoie, ma la Cattedrale cristiana che aveva resistito fino al 2011, è poi diventata Moschea in assoluto silenzio religioso e laico.
In passato qualcosa di simile era già accaduto a Sabrata e a Leptis Magna, dove erano state riciclate come moschee le antiche basiliche dedicate a Liber Pater (dio della fecondità, del vino e delle feste agresti). Nel VI secolo erano state poi trasformate in cattedrali cristiane. Da chi? Bè, proprio da quel Giustiniano che ritroviamo a Santa Sofia riciclata come chiesa ortodossa. In seguito Maometto II la ricicla come moschea e infine Ataturk la trasforma in Museo. In questo lungo lasso di tempo i simboli dentro la cattedrale sono stati accumulati, sovrapposti, distrutti o trafugati senza troppi clamori. Neppure quando la Santa Crociata del 1453 portò via l’intero tesoro per arricchire la basilica di San Marco a Venezia. Come mai? Perché si era agli sgoccioli di un medioevo ancora privo di Stampa e di sensibilità moderna? O perché Venezia era più potente di Costantinopoli?
In tempi molto più recenti (2016), la città di Sabrata è stata ripetutamente bombardata e devastata, senza suscitare dibattiti e preoccupazione per i simboli artistici, storici e religiosi che conteneva. Neppure nel Tpi e nella Cpc (Tribunale Penale Internazionale e Corte Penale internazionale). Istituzioni che considerano Crimini di guerra “l’attacco deliberato contro monumenti storici ed edifici dedicati alla religione, all’istruzione, alle scienze o a scopi caritatevoli che non costituiscano obiettivi militari (art. 8, par. 2)”.
Ma la giurisdizione di Tribunale e Corte è “complementare” a quella dei tribunali nazionali, per cui la repressione dei crimini spetta prima di tutto ai singoli Stati. E in Libia, al momento, non è facilissimo trovare lo Stato. Così su Sabrata la Cpi non ha fatto granché in attesa di capire bene chi, tra i contendenti, ha più potere. Comunque non è riuscita a fare ciò che aveva fatto per le distruzioni avvenute in Siria, Iraq e in Mali dove ha giudicato e condannato Al Mahdi responsabile della distruzione di nove siti patrimonio mondiale dell’Unesco.
Per fortuna Santa Sofia è tutelata dall’Unesco. Purtroppo le statue americane di Cristoforo Colombo no. E nemmeno quella di Montanelli.
Ci sarà una ragione. E un dibattito serio dovrebbe cercarla, o almeno distinguere i casi. Invece giornali e Tv (tra cui Artribune, autorevole periodico “di Arte etc.etc”.), nel dibattito su Santa Sofia ci hanno ficcato anche l’imbrattamento della Statua di Montanelli. Confondendo guerre di religione, conflitti etnici, lotte ideologiche e patrimoni artistici.
Una statua come quella di Montanelli è una classica Icona che ha funzione di Omaggio e Memoria. Di che? Di un illustre personaggio defunto. Diventa Simbolo nel momento in cui viene posta in luogo pubblico in forza dell’iniziativa personale del Sindaco. In tal modo è l’espositore che carica l’icona di un valore ideologico. Niente di grave, si capisce. Salvo il fatto che, con argomenti, validi almeno quanto quelli del Sindaco, ognuno si può sentire legittimato a modificare il simbolo mettendocene sopra un altro di segno opposto. Come con i manifesti elettorali. Semmai l’azione è stata carente nella creatività del gesto. Ma l’imbrattatore non era un artista. E ha subito dichiarato che la vernice era lavabile. Montanelli non è stato decapitato (si può dire che in vita fu gambizzato, ma l’argomento non è pertinente a proposito della statua). Invece è stato decapitata e gettata in mare la statua di Cristoforo Colombo.
Azione non simbolica ma reale. E incoerente dal punto di vista ideologico. Visto che l’uso di abbattere statue e gettarle in mare è pratica dell’integralismo religioso contro l’idolatria (da parte di cristiani, musulmani, calvinisti, protestanti, etc.). Il che non sembra far parte del bagaglio ideologico dei contestatori a Baltimora. Resta il fatto che l’iconoclastia è sempre un atto di intolleranza integralista. Individuale o collettiva è guerra aperta per il Potere. Non sbeffeggia imbrattando, ma distrugge, azzera, cancella, incendia (Erostrato non ha temporaneamente tinto di giallo il Tempio di Artemide come fosse la Grotta Azzurra, lo ha cancellato dalla faccia della terra).
Baltimora – Dimostranti gettano in mare la statua di Crostoforo Colombo
Bristol – luglio 2020
A Bristol, nel corso di una guerriglia municipale, il monumento al mercante di schiavi Edward Colston (1636-1721), viene abbattuto in nome di George Floyd e sostituito dalla statua di una militante antirazzista. Infine, rimossa la militante dalla polizia, diventa vuoto piedistallo. A suo modo fortemente simbolico. Anche come memoria storica. E un Sindaco saggio dovrebbe lasciarlo così.
Quanto a Santa Sofia, Erdogan ha detto che icone e simboli cristiani saranno coperti durante le liturgie musulmane, e scoperti per quelle turistiche. Ne ha il potere. Appena comincerà a raschiare le pareti si vedrà cosa fare. Ma anche in quel caso non sarà facile decidere, se si considera che Iconoclastia e Idolatria, con opposte ragioni, sono stati comportamenti adottati o combattuti da cristiani e non cristiani. E hanno avuto un ruolo in eventi che, sotto la disputa dottrinale, celavano (nemmeno tanto) lotte per il potere politico e economico.
E’ per questo che Atenagora I, Patriarca ortodosso di Costantinopoli, incontrando nel 1964 Paolo VI e in risposta ai suoi ripetuti accenni a un passato fatto di “parole offensive e gesti reprimevoli”, aggiungeva sempre “da ambo le parti”.

Esistono simboli non legati direttamente al Potere? Eccomenò. Alcuni filosofi sostengono che il nostro intero mondo è fatto soltanto di simboli per mezzo dei quali rappresentiamo una Realtà per noi inattingibile. Tesi ardita e tuttora discussa. Più digeribile è il caso della Letteratura che, di fatto, non è altro che un insieme di simboli. Come la Matematica, la Geometria, e la Geografia, la Fisica, la Chimica, l’Informatica e l’Arte. Per non dire della Musica, i cui simboli però hanno il vantaggio che si possono anche ascoltare visto che qualcun altro li ha metabolizzati per noi.
Eppoi ci sono quelli per la circolazione stradale e ferroviaria, quelli commerciali e pubblicitari, quelli sportivi, scolastici, militari, sindacali, etc. Ma è solo in forza del “riconoscimento dei più” e in un certo periodo storico che acquisiscono un pieno statuto semiotico e valenza ideologica.
E’ per questo che oggi una comune statua può diventare Simbolo mentre una vernice rosso-sangue è solo “imbrattamento”.

Triage

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